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    April 30

    Vasco

    star121ze1Tu sì.....che sei Speciale
    ti invidio sempre un po'
    sai sempre cosa fare...e...
    e che cosa è giusto o no!
    Tu sei così sicura
    di tutto intorno a te
    che sembri quasi un'onda che
    che si trascina.....me
    lascia stare
    che ho qualche anno in più
    meno male
    che sei convinta tu
    io sto uguale
    mi chiedo solo se
    faccio male...a volte
    a ridere di te star121ze1

    Le stelle stanno in cielo
    e i Sogni....non lo so
    So solo che son pochi....
    quelli che s'avverano
    Io so che sei una donna
    Onesta!......non lo so
    soprattutto con Se Stessa...
    con Se Stessa....forse no

    lascia stare
    che ho qualche anno in più
    meno male
    che sei convinta tu
    io sto uguale
    ...adesso penso che
    chissà quante volte
    star121ze1hai riso tu di me

    April 29

    ..

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    noi donne al bagno pubblico

     grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: " MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto" e poi ti mostrava "la posizione" che consiste nel  bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.
    "La posizione" è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita.
    Ma ancora oggi, da adulte, "la posizione" è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
    Quando "devi andare" in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt!
    Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate.
    È la posizione ufficiale di "me la sto facendo addosso".
    Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con "la bambina piccola che non può più trattenersi" e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
    A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono  gambe.
    Sono tutti occupati.
    Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce.
    Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non importa... Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi
    ma le tieni perché non si sa mai.
    Tornando alla porta... dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi "la posizione"...
    AAhhhhhh...finalmente...
    A questo punto cominciano a tremarti le gambe...perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo.
    Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di  pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa "non sederti mai su un gabinetto pubblico!", così rimani nella "posizione", ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!!
    Sei fortunata se non ti bagni le scarpe.
    Mantenere "la posizione" richiede grande concentrazione.
    Per allontanare dalla mente questa disgrazia,  cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo...! non ce n'è...! (mai).
    Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco,  altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.
    NO!! Allora urli "O-CCU-PA-TOOO!!!", continuando a spengere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché  in questi posti fa sempre un caldo terribile.
    Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al Collo per la borsa, il sudore  che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo culo non ha  mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero "non sai quante malattie potresti prenderti qui".
    Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!
    Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!
    Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino;l'asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!
    Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!
    A me è capitato una volta, e non sono l'unica a quanto ne so!
    Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.
    "Perché ci hai messo tanto?" ti chiede irritato. "C'era molta coda" ti limiti a rispondere.
    E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il
    kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere "la posizione". E la dignità.

    April 26

    abiti da sposa walt disney

    Scrivi qui il tuo testo o scrivi i tuoi codici html
    Style C2801

     

    SW2806

     

    J2818

     

    B2810

     

    Style C2701

    A2730

     

    B2714

     

     

    April 21

    noi

    Noi che la penitenza era "direfarebaciareletteratestamento"
    Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo il GameBoy
    Noi che giravamo con i pattini
    Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, poi la bella e poi la bella della bella
    Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" e conoscevamo tutti i personaggi a memoria
    Noi che giocavamo a Forza 4
    Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola)
    Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini
    Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto"
    Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color..."
    Noi che giocavamo a "Merda" con le carte
    Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri  e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic
    Noi che avevamo i cartoni animati belli
    Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake  Mazinga  e Daitan3
    Noi che Super3 non era solo un canale
    Noi che le barzellette cominciavano con Pierino, il fantasma formaggino o un Francese, un tedesco e un italiano
    Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia
    Noi che si andava in cabina a telefonare
    Noi che esisteva ancora la Polaroid
    Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola
    Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo
    Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo
    Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo e più era rosso più eri figo.
    Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
    Noi che a scuola ci andavamo da soli  e tornavamo da soli.
    Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario a casa era il terrore
    Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica suGoogle
    Noi che potevamo star fuori in bici il pomeriggio
    Noi che sapevamo che erano le 4 perché iniziava BIM BUM BAM
    Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days
    Noi che il primo novembre era "Tutti i santi"  mica Halloween
    Noi che andavamo a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda
    Noi che le merendine erano la girella e la crostatina al cioccolato
    Noi che non potevamo bere la Coca Cola troppo tardi perchè non ci faceva dormire
    Noi che giocavamo col Super Tele
    Noi che il Tango costava ancora 5 mila lire e.."stai sicuro che questo non vola..."
    'Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu/verde conl'interno arancione e i miniciccioli nel taschino
    Noi che obbligavamo i maschietti a giocare a Campana
    Noi che facevamo Palla Avvelenata
    Noi che giocavamo a RubaBandiera
    Noi che facevamo a gara a chi masticava più big.babol contemporaneamente.
    Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa
    Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
    Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta
    Noi che al nostro compleanno invitavamo TUTTI  i nostri compagni di classe.
    Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
    Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
    Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
    Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.mila.lire
    Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle amichette stronze
    Noi che alle gite non potevamo uscire dalle camere la notte

    NOI CHE ADESSO SIAMO  NEL 2008 E CERTE COSE LE RICORDIAMO SORRIDENDO
    NOI CHE CERTE COSE LE ABBIAMO VISSUTE E GLI ALTRI NON SANNO COSA SI SONO
    PERSI!

    bagno doccia in pubblicità!

    - La doccia la fanno solo le donne gli uomini semmai stanno ad aspettare la donna...

    - E comunque la doccia la fanno solo ragazze dai 20 ai 30 anni

    - Appena entri l'acqua è perfettamente calda o come la vorresti tu...

    - A volte il bagno lo fai dentro  una macchino o in una cascata...

    - Appena esci tranne in rare occasioni sei perfettamente asciutta capelli compresi...

    - Hai sempre un'accappatoio  bianco brillante morbido e accogliente o comunque uno di seta rosso...

    - Lei e l'uomo fanno stupidi giochetti tipo: "che cos'è?"
    "seta?"
    "no è la mia pelle sono nuda!"

    - Comunque lui ha sempre gli occhi azzurri

    - Non usi la spugna

    - Raccogli l'acqua con le mani

    - E se i maschi fanno la doccia la fanno solo in presenza del loro pargolo...(ma perchè?)

    - Hai un bagno di 30x40 metri quadrati

    - La doccia o la vasca è fatta di cristallo o di vetro

    - Ti passi la schiuma del sapone con le mani sempre e solo sul braccio fino alla spalla

    - Quando esci non trovi la temperatura fredda ma ti senti a tuo agio (con l'accappatoio di seta)

    - Se ti lavi in macchina di giorno stai certa che nessuno viene a spiarti e comunque la macchina è saldata in modo tale che l'acqua non fuoriesca

    - Quando esci dalla doccia e hai dei marmocchi intorno stai sicura che parlano di te e del fatto che come esci non hai freddo e non usi un'asciugamano ma un'olio dagli strani contenuti

    - Vivi nella doccia

    - E le scatolette sono tutte uguali

    -Per lo shampoo c'è sempre un bambino di torno che ti piglia per il culo per i capelli...

    -Se sei fuori dalla doccia hai una casa da plurimiliardario in vetro con un giardino che si estende per intere vallate...


    April 20

    perchè si dice così?

    A bizzeffe
    Viene dalla lingua araba, dove bizzaf significa "molto".
    E' anche interessante notare quanto dice il Minucci nelle "Note al Malmantile":
    "Quando il sommo magistrato romano intendeva fare a un supplicante la grazia senza limitazione, faceva il rescritto sotto al memoriale, che diceva 'fiat, fiat' (sia sia) anziché semplicemente 'fiat', che scrivevasi quando la grazia era meno piena, dipoi per brevità costumarono di dimostrare questa pienezza di grazia con due sole 'ff', onde quello che conseguiva tal grazia diceva: Ho avuto la grazia a 'bis effe'".
    A caval donato non si guarda in bocca
    Il proverbio significa che dei regali dobbiamo sempre essere grati, anche se di scarso valore; e si dice così perché l'età di un cavallo si giudica guardando lo stato della sua dentatura, già 'lo stato' e non il numero dei denti. Non lo sapeva quel ragazzotto di campagna che andò al mercato ad acquistare un cavallo, e poiché il padre gli aveva raccomandato di osservare bene i denti dell'animale, si indignò nei confronti del mercante dicendogli: "Mi volete imbrogliare! Vendermi un cavallo di quarant'anni!". Tanti infatti sono i denti del cavallo adulto... e il ragazzotto li aveva contati...
    Acqua in bocca
    Il lessicografo Giacchi dà questa spiegazione. Si narra che una femminuccia, molto dedita alla maldicenza, ma anche devotissima, pregasse il suo confessore di darle un rimedio contro quel peccato. Il confessore insinuava conforti e preghiere, ma inutilmente. Un bel giorno diede alla donna una boccetta d'acqua del pozzo raccomandandole di tenerla sempre con sé e quando sentiva la voglia di 'sparlare' ne mettesse alcune gocce in bocca e ve le tenesse ben chiuse finché non fosse passata la tentazione. La donna così fece, e negli atti ripetuti trovò tanto vantaggio, che alla fine si liberò dal vizio dominante, e come fosse femmina di poco levatura tenne poi quell'acqua per miracolosa.

    Alle calende greche
    Nel calendario romano con la parola calende si indicava il primo giorno d'ogni mese, Ma questo era ignoto ai Greci. Perciò, fin da tempi remoti, si dice rimandare alle calende greche una faccenda, per intendere che essa non sarà fatta mai.
    Andare a scopare il mare
    Il senso di quest'espressione ­ anche se con molta probabilità è sconosciuta ai più ­ ci sembra intuitivo: cacciarsi in un'impresa che non avrà nessuna possibilità di successo; fare, insomma, un lavoro completamente inutile. Si adopera, per lo più, nella variante "mandare a scopare il mare" quando si vuole invitare una persona a togliersi di torno; mandandola, magari, a fare una cosa inutile ma eviterà ad altri di perdere tempo nel proprio lavoro. Si usa anche nei confronti di una persona che si invita a non dire sciocchezze o a farla desistere dal tenere comportamenti noiosi e, molto spesso importuni. Si usa, insomma, nei confronti di persone insistenti, noiose e fanfarone.
    Avere il mal del prete
    Si adopera quest'espressione quando si viene a conoscenza di segreti che, naturalmente, non si possono rivelare a nessuno e si è tormentati come lo è il prete allorché viene a sapere di fatti delittuosi confidatigli in confessione. L'origine di questo modo di dire ­ forse poco conosciuto ­ ci è "raccontata" dal Poliziano in una ballata: "Donne mie, voi non sapete, / ch'io ho il mal ch'avea quel prete. / Fu un prete (questa è vera) / ch'avea morto el porcellino. / Ben sapete che una sera / Gliel rubò un contadino / Ch'era quivi suo vicino / (altri dice suo compare); / Poi s'andò a confessare / e contò del porco al prete. / El messere se ne voleva / Pur andare alla ragione: / Ma pensò che non poteva, / Ché l'avea in confessione. / Dicea poi tra le persone: / Oimè, ch'io ho un male, / ch'io non posso dire avale. / Et anch'io ho il mal del prete".
    Avere la coda di paglia
    Un'antica favola racconta che una giovane volpe cadde disgraziatamente in una tagliola; riuscì a fuggire ma gran parte della coda rimase nella tagliola. Si sa che la bellezza delle volpi è tutta nella coda, e la poveretta si vergognava di farsi vedere con quel brutto mozzicone. Gli animali che la conoscevano ebbero pietà e le costruirono una coda di paglia. Tutti mantennero il segreto tranne un galletto che disse la cosa in confidenza a qualcuno e, di confidenza in confidenza, la cosa fu saputa dai padroni dei pollai, i quali accesero un po' di fuoco davanti ad ogni stia. La volpe, per paura di bruciarsi la coda, evitò di avvicinarsi alle stie. Si dice che uno ha la coda di paglia quando ha commesso qualche birbonata ed ha paura di essere scoperto.
    Aver mangiato noci
    Ecco uno dei tanti modi di dire della nostra lingua poco conosciuto ma "molto" adoperato da tutti coloro che nel corso della loro vita ­ loro malgrado ­ hanno avuto a che fare con i "mangiatori di noci" che, in senso figurato, si dice di persone che sono sempre mal disposte e di animo cattivo nei confronti di tutti quelli che, al contrario, cercano di assecondarle in tutto e per tutto. "Mangia noci", insomma, colui che parla sempre male di tutti. La locuzione è chiaramente una metafora, vale a dire un modo figurato: le noci ­ è noto a tutti ­ fanno l'alito cattivo e di conseguenza anche le ... parole che escono dalla bocca di coloro che le hanno mangiate. Il modo di dire, quindi, fuor di metafora o di sarcasmo, significa "possedere un animo cattivo" e "sparlare di qualcuno". Un bellissimo esempio di quest'espressione ­ ripetiamo, poco conosciuta ­ si può leggere nel Cecchi: "Be' Crezia / Tu ti sei risentita in mala tempra; / Oh sì, iersera tu mangiasti noci / Che t'ànno fatto sì cattiva lingua".
    Bagnare il naso
    L'origine dell'espressione è piuttosto brutta! Nelle antiche scuole torinesi, il maestro chiamava il discepolo più bravo perché bagnasse, col dito intinto nella saliva, il naso del compagno che aveva commesso un grave errore. Talvolta era lo stesso maestro che compiva questa bella funzione.
    Calma e gesso!
    Questo non è propriamente un modo di dire ma un'esclamazione con la quale si invita una persona a non prendere delle decisioni affrettate delle quali, in futuro, potrebbe pentirsi; ma, al contrario, valutare con la massima attenzione una determinata situazione per affrontarla nel modo migliore e "goderne", eventualmente, i benefici.
    Gli appassionati del gioco del biliardo dovrebbero conoscerla bene. Prima di un tiro particolarmente difficile, i giocatori esperti valutano con la massima calma la posizione delle biglie e strofinano con il gesso la punta della stecca al fine di renderla "uniforme" ed essere sicuri, quindi, di riuscire ad effettuare al meglio il tiro studiato attentamente.
    Campa cavallo
    Si racconta che un povero diavolo portava a mano un cavallo vecchio, stanco, sfinito, per una strada sassosa dove si vedeva appena, di quando in quando, un misero filuccio d'erba. Il cavallo stava per cadere, sopraffatto dalla fame e il padrone cercava d'incoraggiarlo dicendogli: "Non morire, cavallo mio, tira avanti ancora per un po'; campa finché crescerà l'erba e potrai sfamarti".
    Chi ha fatto trenta può fare trentuno
    Papa Leone X, il 1º luglio 1517 creò trenta nuovi cardinali; poi gli parve che un altro prelato fosse pure degno di quell'onore e nomino cardinale anche lui. A coloro che si meravigliarono del fatto che il papa, che aveva deciso di fare trenta cardinali, ne avesse poi fatto uno di più, Leone X rispose "Chi ha fatto trenta può fare trentuno".
    Ciao
    In passato esisteva il saluto deferente schiavo (per dire: 'servo suo'); poi, specialmente nella regione veneta, si abbreviò la parola in s-cio. In seguito si è trasformata in ciao. Ma il saluto, che prima era ossequioso, è diventato, invece, il più confidenziale. Fino a circa un secolo fa, la parola era usata solo nell'Italia settentrionale.
    Ciurlar nel manico
    Se la lama di un coltello o di altro simile arnese non è ben inserita nel manico o se ne è staccata per il lungo uso, l'arnese diventa inservibile, perché la lama perde ogni resistenza girando (ciurlando) nel manico. Perciò quando una persona o una cosa risulta incerta e non affidabile si dice che ciurla nel manico.
    Dare botte da orbi
    Anche nell'ira, colui che picchia, può darsi che abbia qualche riguardo per non fare troppo male; ma un cieco, no! Lui non sa dove batte e colpisce senza pietà e misura.
    Dar le mele a una persona.
    Quest'espressione ­ forse non molto conosciuta ­ si adopera allorché si vuole dare una particolare rilevanza al fatto che due persone se le sono date di santa ragione e una, in particolare, è stata picchiata con un bastone. Ma cosa ha a che vedere il bastone? Semplice. Questo 'arnese' viene adoperato per "picchiare" l'albero allo scopo di far cadere le mele. In senso metaforico o figurato questa locuzione si usa quando si "picchia" moralmente una persona: in fatto di destrezza tuo fratello ti dà le mele.
    Do ut des
    Proverbio latino, che significa "do affinché tu dia". E' il proverbio degli egoisti.
    Essere al verde
    Significa "essere a corto di denaro". Per molto tempo si è usato appaltare i servizi pubblici per mezzo di un'asta. Il banditore accendeva una candela la cui base era tinta di verde. Finché la candela non era arrivata al verde, era lecito fare offerte; dopo, non più.
    Secondo altra interpretazione, l'espressione si riferisce semplicemente al fatto che le candele avevano la base tinta di verde.
    Fare fiasco
    Anticamente c'era a Firenze un artista comico che, ogni sera, si presentava tenendo fra le mani un oggetto nuovo; e su questo oggetto improvvisava versi buffi che facevano ridere il pubblico. Una sera si presentò con un fiasco, ma i versi non piacquero e ci fu un concerto di fischi. Da allora in poi si disse far fiasco per non riuscire in qualche cosa.
    Far forno
    Gli amanti del teatro dovrebbero conoscere quest'espressione che è propria, appunto, del gergo teatrale. Per la spiegazione e l'origine della locuzione ricorriamo a un dialogo immaginario tra padre e figlio.
    Peppino non era più in sé per la gioia: il padre gli aveva promesso che il giorno del suo compleanno lo avrebbe condotto a teatro e sarebbe stata la prima volta che il fanciullo avrebbe assistito, "dal vivo", a una rappresentazione del genere. L'attesa, quindi, era spasmodica. Quel giorno, finalmente, arrivò. "Sbrigati Peppino, oggi è il giorno in cui il teatro 'fa forno', la sala sarà tutta nostra, nessuno ci disturberà, vedrai come staremo bene. Il giovinetto, lì per lì, restò interdetto; pensò che il teatro in quel giorno si sarebbe trasformato in una ... pizzeria, e lui non aveva voglia di mangiare una pizza, voleva andare a teatro, come promessogli dal padre. Si fece coraggio e chiese spiegazioni. "Papà, veramente mi avevi promesso che saremmo andati a teatro, non a mangiare una pizza; perché hai cambiato idea?". "Sciocchino ­ ribattè il padre ­ andiamo a teatro, stai tranquillo, e la sala sarà tutta per noi perché 'fanno forno' ", appunto.
    Nel gergo teatrale, dunque, "far forno" significa 'rappresentare a teatro vuoto'. Quest'espressione è un calco sul francese 'faire (un) four' e, pare, si adoperasse quando la sala era quasi vuota e, accomiatati i pochi spettatori presenti, si spegnevano le luci rendendola in tal modo scura, buia come un forno".
    Fare il portoghese
    (Non pagare il biglietto). L'origine dell'espressione risale al secolo XVIII: l'ambasciata del Portogallo a Roma, per festeggiare un avvenimento, aveva indetto una recita al teatro Argentina per la quale non erano stati distribuiti i biglietti d'invito; bastava presentarsi come "portoghesi". (Dal Dizionario Enciclopedico Italiano).

    Fare la cresta sulla spesa
    Anticamente si chiamava agresto un condimento asprigno che si ricavava dall'uva poco matura e i contadini, quando coglievano l'uva poco matura per far l'agresto, coglievano anche un po' di quella buona che avrebbero invece dovuto portare al padrone; e si diceva far l'agresto per indicare questa piccola ruberia. In seguito, far l'agresto è diventato far la cresta.
    Fare una cosa di soppiatto
    L'espressione significa "agire furtivamente, di nascosto". Non tutti sanno, forse, qual è il significato proprio di "soppiatto". E' un aggettivo che si adopera esclusivamente nelle locuzioni simili: uscire di soppiatto; entrare di soppiatto, ecc. e propriamente vale "appiattandosi". E' composto con il prefisso "so(b)" ­ che è il latino "sub" (sotto) ­ e l'aggettivo "piatto" ­ che è tratto dal latino medievale "plattus" ('largo', 'aperto') ­ quindi "schiacciato". La persona che entra di soppiatto, quindi, figuratamente si "appiattisce", si "schiaccia" per ridurre il volume e non farsi notare.
    Fare un tiro mancino
    Se pensiamo che uno voglia colpirci, istintivamente teniamo d'occhio la sua destra; se il colpo ci viene invece dato con la sinistra, diventa più pericoloso, perchè inaspettato.
    Il capro espiatorio
    Gli Ebrei avevano anticamente una strana usanza. Mosè aveva ordinato che ogni anno si celebrasse l'espiazione dei peccati. Nel giorno designato, il sommo sacerdote prendeva due capri: il primo veniva sgozzato e il sacerdote lo caricava, simbolicamente, di tutti i peccati suoi e del popolo; l'altro veniva mandato via perché si disperdesse nel deserto e non tornasse mai più. Il primo si chiamava capro espiatorio, il secondo capro emissario.; l
    Il pomo della discordia
    Gli antichi credevano che ci fosse una dea, figlia della Notte, sorella di Nèmesi (vendetta) e delle Parche (brutte vecchie dalle mani artigliate). Questa dea, amica di Marte, si chiamava Discordia e faceva onore al suo nome aizzando continuamente litigi, pettegolezzi e malignità. Giove, sereno e tollerante come tutti i grandi, la sopportò per un bel po' ma alla fine perse la pazienza e scacciò Discordia dal cielo. Rabbiosa per questo smacco, Discordia cercò ogni occasione per vendicarsi. Quando ci fu il matrimonio di Teti (dea del mare) e Peleo (semplice mortale) furono invitati dee e dei, uomini e donne, ma certo non fu invitata madama Discordia. Al culmine della festa, lei getto sulla tavola una mela d'oro su cui era scritto: "alla più bella". Le dee più belle presenti al banchetto erano tre: Giunone, Minerva e Venere. Ciascuna pretese la mela per sé e nacque un putiferio, la pace della festa fu turbata e l'allegria finì. Le tre dee si rivolsero ad un pastorello, Paride, perché decidesse quale fra loro fosse la più bella e Paride scelse Venere. Le altre due non si rassegnarono e da ciò derivò un mondo di guai.
    La pietra dello scandalo
    Al tempo dei Romani, quando un disgraziato commerciante falliva, doveva sedersi su una pietra e dir forte ai suoi creditori: Cedo bona ossia 'cedo i miei averi': Dopo ciò, i creditori non avevano più diritto di molestarlo. La pietra, testimone del fatto doloroso, si chiamava pietra dello scandalo.
    L'uovo di Colombo
    Si racconta che dopo che Cristoforo Colombo scoprì l'America, ci furono tante persone che cercavano di sminuire la sua impresa dicendo che non era poi stato una gran che. Sembra che un giorno Cristoforo Colombo avesse attorno a sé parecchi di tali contestatori e domando loro:"Chi di voi è capace di fare star ritto un uovo?" Tutti ci provarono ma nessuno ci riuscì: Allora Colombo prese l'uovo, lo schiacciò da un lato e la cosa risultò facilissima...
    Lupus in fabula
    Anche se adesso questo detto ha assunto una valenza un po' diversa, originariamente stava a significare l'arrivo di una persona che ci impedisce di parlare su un certo argomento. Questo perché nelle antiche favole si parlava sempre del lupo come di animale pericolosissimo; si diceva che la sua presenza togliesse la parola agli uomini, facendoli ammutolire dallo spavento.
    Mangiare la foglia
    In origine l'espressione era "aver mangiato la foglia" con il significato di 'capire al volo'; intendere prontamente il senso del discorso; capire subito le intenzioni altrui. Fra le tante spiegazioni, quella che dà Ugo Enrico Paoli sembra la più convincente. Egli considera la foglia come un collettivo: più foglie che si fanno mangiare agli animali vaccini. Questi si dividono in due gruppi: i lattanti che prendono il nutrimento dalla poppa materna e le bestie adulte che hanno già cominciato a mangiare la ... foglia. Secondo il Paoli, quindi, il senso pratico del mondo contadino ha associato alla locuzione "aver mangiato la foglia" il concetto di saggezza.
    Mangiar le noci col mallo
    Riferita a una persona che dice male di un'altra ancora più maldicente. Benedetto Varchi, nel suo "Ercolano", così spiega il modo di dire (anche questo poco conosciuto, per la verità): "Di coloro che hanno cattiva lingua, e dicon male volentieri, si dice: 'egli ha mangiato noci', benché il volgo dice 'noce'; e 'mangiar le noci col mallo' (l'involucro della noce, della mandorla e di frutti simili, ndr) si dice di quegli che dicon male e cozzano con coloro i quali sanno dir male meglio di essi, di maniera che non ne stanno in capitale, anzi ne scapitano, e perdono in di grosso".
    Non esser della parrocchia
    Non far parte di un gruppo, di una combriccola; essere, insomma, un "estraneo", in particolare riferito a colui che volontariamente si tiene fuori dalle discussioni e da ambienti che non gli "aggradano". L'aneddoto di un autore ignoto tenta di dare una spiegazione circa l'origine del modo di dire: "Si narra che un sacerdote, durante la predica, allo scopo di sollevare il morale un po' depresso dei suoi fedeli si mise a raccontare qualcosa di molto divertente che provocava frequentissimi sorrisi negli astanti. Uno soltanto, in fondo alla navata, ascoltava impassibile, come se fosse 'estraneo' all'ambiente. Un fedele, incuriosito, non poté trattenersi dal chiedergli spiegazioni del suo strano comportamento. 'Mi perdoni ­ l'apostrofò ­ perché mai lei non ride?'. E quest'ultimo, con assoluta cortesia, 'perché non sono della parrocchia'; volendo dire, probabilmente, che non capiva a cosa si riferissero le spiritose battute del sacerdote, non conoscendo né il posto né la gente".
    Ovazione
    Si dice che viene tributata un'ovazione ad una persona quando viene acclamata dalla folla, con applausi, ecc. Secondo i Romani, quando uno era degno di onoranze, lo si faceva procedere a piedi o a cavallo con una toga ricamata e incoronato di mirto, fra le ali della folla. Poi in suo onore veniva sacrificata una pecora; e proprio dal nome di quest'animale (ovis = pecora) la cerimonia si chiamava ovazione.
    Per filo e per segno
    Un tempo, gli imbianchini sul muro e i segantini sul legno usavano 'batter la corda', ossia tenevano sul muro o sul legno un filo intinto di una polvere colorata e poi lo lasciavano andare di colpo, in modo che ne rimanesse l'impronta. Tale impronta o segno indicava la linea da seguire nell'imbiancare o nel segare. Da lì è derivato l'uso di dire per filo e per segno per intendere 'ordinatamente, con sicura esattezza'.
    Piantare in asso
    L'espressione non è altro che la deformazione popolare della locuzione "piantare (o lasciare) in Nasso", un'isola greca dove - secondo la mitologia - Teseo, il "giustiziere" del Minotauro, avrebbe abbandonato ("piantato") la sposa Arianna dopo che costei l'aveva aiutato a condurre in porto l'impresa con il suo celeberrimo "filo".
    Prendere il lato alla predica
    Questo modo di dire - per la verità poco conosciuto - si tira in ballo quando si vuole mettere bene in evidenza il fatto che per raggiungere un determinato fine occorrono "astuzia", "sveltezza", "accortezza" eþ "occhio" per non cadere in fallo. L'espressione trae origine dall'antica usanza dei fedeli che si recavano in chiesa ad ascoltare la predica e cercavano di prendere il "lato", vale a dire il posto migliore per poterla ascoltare meglio. Naturalmente si faceva molta fatica perþ trovarlo, bisognava, quindi, essere svelti per non lasciarsi sopraffare dai più zelanti e non correre il rischio di rimanere in fondo alla Chiesa dove la "vista" e l' "udito" non erano appagati. Con il trascorrere del tempo la locuzione ha assunto il significato - più generico - di "usare qualunque accorgimento per raggiungere, in pace, un determinato scopo".
    Prendere una cantonata
    Se chi guida un carro fa una curva troppo stretta, urta col mozzo della ruota contro l'angolo di una strada e può accadere un guaio. Perciò, prendere una cantonata in senso figurato significa commettere un errore, prendere un abbaglio.
    Questione di lana caprina
    Le pecore hanno la lana, ma le capre hanno il pelo o la lana? Può essere una questione importante! Quando si vuol criticare qualcuno che sottilizza, arzigogola su argomenti futilissimi, si dice che perde tempo intorno a questioni di lana caprina
    Raccogliere i broccoli
    Questa locuzione pur essendo ­ con molta probabilità ­ sconosciuta ai più, è messa in pratica da molte persone, soprattutto nei posti di lavoro. Chi raccoglie i broccoli, dunque, naturalmente in senso figurato? Colui che si diverte a divulgare pettegolezzi e maldicenze nei confronti di tutti. L'espressione sembra faccia riferimento ai discorsi delle massaie le quali, quando vanno a "raccogliere i broccoli", cioè al mercato, si scambiano notizie e pettegolezzi su tutto e per tutti. Cari amici, quanti "raccoglitori di broccoli" vi è capitato d'incontrare durante la vostra vita?
    Restare di sale
    Nella Bibbia si narra che durante il fuoco celeste deciso dal Signore per distruggere la città di Sodoma, Dio ordinò ai fuggiaschi di andare via senza mai volgersi indietro per nessun motivo a guardare la distruzione. La moglie di Lot (nipote di Abramo), vinta dalla curiosità, si voltò e fu trasformata in una statua di sale.
    Salamelecco
    In arabo, Salam aleik significa 'pace a te' ed è una bella forma di saluto, ma poichè di solito è accompagnata da gesti pieni d'ossequio, gli Italiani, traducendo con la parola salamelecco (usata quasi sempre al plurale) hanno aggiunto ad essa l'idea di inchini, riverenze e smorfie ridicole.
    Stare a martello
    Vale a dire resistere alla censura. L'espressione ci sembra non abbisognevole di spiegazioni essendo di origine intuitiva: colui che riesce a "sfuggire" alla censura vuol dire che ha degli argomenti che non si "rompono" - ovviamente in senso metaforico - sotto i colpi del martello. Il modo di dire vale anche "corrispondere al vero". In questo caso la locuzione fa riferimento al cimento dell'argento: quando non resiste ai colpi del martello vuol dire che non è sincero. Di qui, per l'appunto, l'uso figurato dell'espressione.
    Tabula rasa
    Si sa che gli antichi scrivevano su tavolette. Quando poi volevano usar di nuovo la tavoletta, facevano scomparire lo scritto precedente radendolo. Tabula rasa significava appunto la tavoletta da cui lo scritto era stato fatto scomparire.
    Voce stentorea
    Si dice così per indicare una voce fortissima, fragorosa, perché Omero racconta di un principe greco, Stèntore, che aveva una voce così potente come quella di cinquanta persone riunite.
    April 17

    milla

     
    È per te che sono verdi gli alberi
    e rosa i fiocchi in maternità
    è per te che il sole brucia a luglio
    è per te tutta questa città
    è per te che sono bianchi i muri
    e la colomba vola
    è per te il 13 dicembre
    è per te la campanella a scuola
    è per te ogni cosa che c'è ninna na ninna e...
    è per te che a volte piove a giugno
    è per te il sorriso degli umani
    è per te un'aranciata fresca
    è per te lo scodinzolo dei cani
    è per te il colore delle foglie
    la forma strana della nuvole
    è per te il succo delle mele
    è per te il rosso delle fragole
    è per te ogni cosa che c'è ninna na ninna e...
    è per te il profumo delle stelle
    è per te il miele e la farina
    è per te il sabato nel centro
    le otto di mattina
    è per te la voce dei cantanti
    la penna dei poeti
    è per te una maglietta a righe
    è per te la chiave dei segreti
    è per te ogni cosa che c'è ninna na ninna e...
    è per te il dubbio e la certezza
    la forza e la dolcezza
    è per te che il mare sa di sale
    è per te la notte di natale
    è per te ogni cosa che c'è
    ninna na ninna e...

      



     

    April 16

    roberto benigni

    Se muore lei, per me tutta questa messa in scena del mondo che gira... posso anche smontare, portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio, possiamo spengere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto... ma tanto... lo sai perchè mi piace tanto? Perchè mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto... portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo... la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le 7 del pomeriggio, maggio, giugno, luglio, basilico, le api, il mare, le zucchine... le zucchine...

     


     

     

     

    April 13

    Vasco

     

    L'UNA PER TE...

    Questa sera, questa sera......
    non lo so....
    c'è qualcosa nell'aria stasera....
    che non si può!
    .... non si può spiegare....
    a meno che
    non ritorni per forza a parlare...
    ancora di te!
    Se tu fossi buona.....
    buona con me
    ti porterei, ti porterei la luna...
    a letto con te!
    .... e se non ci fosse "luna"...
    allora beh!
    ne inventerei, ne inventerei subito "una".....
    l'una per te!
    La Fortuna, la Fortuna,
    la FORTUNA.....
    quando c'è
    aiuta sempre comunque
    "gli audaci"....
    e mica me!
    Io che c'ho paura
    perfino che
    che un giorno in testa mi cada
    la luna.....
    o "di perdere te"!
    Io non sto piangendo.....
    adesso no!
    Sto soltanto, sto soltanto dicendo
    che "ti amo"!
    E non ho paura....
    adesso che
    se guardo in alto c'è ancora
    la luna
    e qui vicino ho te!


     

    April 12

    oggetti hello kitty

    Hello Kitty gioielli per animali domestici

    Ancora una stravaganza dalla Sanrio… se non bastassero i gioielli per noi ragazze ecco qui quelli per i  cagnolini.

     

    Il pendaglio raffigura il viso di Hello Kitty al centro di un fiocco fatto di brillantini. Il prezzo è di circa 175 dollari. Ad essere sincera non mi piaccino molto quei cagnolini tutti agghindati con il vestitino, il collarino con i brillantini ecc.. xò questa collanina può essere una cosa simpatica!

     

    La pizza di Hello Kitty

    Adoro la pizza, vivrei di pizza, ogni giorno pizza, in qualsiasi modo sia fatta…. Solo non avrei mai pensato che ci fosse la possibilità di mangiare Hello Kitty Pizza…. Date un occhio alle foto! Sti giapponesi…. quante se ne inventano!!!

     

    Spremiagrumi Hello Kitty

    Che ne dite di iniziare la giornata con una buonissima e sana spremuta fatta dallo spremiagrumi di Hello Kitty?Grazie al potente motore spreme in pochi istanti arance, pompelmi e limoni. la copertura superiore è translucida e riesce a produrre 500ml di buonissima spremuta. E’ dotata di indicatore di livello e di due differenti misure di con. Alimentazione AC220 50Hz 30W.

  • www.sanrio.it € 39,00
  • www.hellokittylove.it € 46,00
  • www.ritagliditempo.com € 50,00
  •  

    Hello Kitty Fotocamera digitale

     

    Questa fotocamera è davvero un’ottima idea per un bellissimo regalo di Natale!La fotocamera in questione è la Casio Exilim 720 con sensore da 7.2 megapixel che fa ottime foto. Lo schermo posteriore a colori è da 2.6 pollici. La fotocamera è rigorosamene rosa con la mitica Hello Kitty impressa ed è possibile scattare foto che ritraggono la gattina al fianco delle persone. Il prezzo non è dei migliori nel senso che costa quasi il doppio del prezzo di listiono della versione normale quindi di circa 400 euro.

    Dispenser carta igenica Hello Kitty

    dal Giappone arriva uno stupendo dispenser di carta igenica tutto elettronico ed è perfino possibile programmarlo per erogare il numero di strappi che desiderate. Pare che l’oggetto in questione abbia un prezzo di 24.000 yen (149 €)… Potrebbe essere un’idea per un regalo di natale come dire…. particolare in tutti i sensi :)

    Hello Kitty Benq T51

    Ecco a voi un altro stupendo cellulare di Hello Kitty! La casa produttrice è la Benq, il cellulare è gprs, triband, pesa 85 grammi e le sue misure sono 86×45x20 mm. E’ dotato di due scarmi uno interno a colori e quello esterno in bianco e nero. Ha il lettore Mp3 Incorporato, fotocamera da 1.3 Megapixel, videorecorder e playback, radio FM e connessione bluetooth.

    All’interno trovate suonerie plifoniche, Wallpaper e screensaver rigorosamente di HelloKitty!!! Il cellulare è venduto con in dotazione auricolare, caricabatterie da viaggio e batteria a litio che permette un’autonomia in standby di 170 ore e in conversazione di 210 minuti.

     

    PREZZI SUL WEB:

     

    ....Alzaia Naviglio Grande, da un paio d'anni è diventata, oltre che luogo trendy con alcuni dei locali più interessanti di Milano, il ritrovo di tutte le appassionate come la sottoscritta della gattina più tenera del mondo: Hello Kitty. Un fenomeno di mercato esploso nell'ultimo periodo, che ha spinto i titolari del pdv storico a rinnovare, raddoppiandolo, lo spazio espositivo:130 metri quadri su due livelli  tutti rosa, in cui fanno bella mostra di sè accessori, gadget e la nuova, esclusiva collezione di abiti e scarpe KILARA. Da notare i particolari: il tappeto in cavallino fucsia, il lampadario con appese tante piccole gattine colorate.Imperdibile, per gli appassionati e per chi vuole seguire una lezione dal vivo di come fare del buon visual merchandising...

    Hello Kitty Storeil nuovo pdv Hello Kitty a Milano
    Alzaia Naviglio Grande 50
    Milano

    April 11

    3msc

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    April 10

    rewind

      
     

     
     


    oggetti hello kittynosi

    la Mitsubishi “i” Hello Kitty.

     

    mitsubishi_i_hello_kitty_01.jpg

     
     
    Non è la prima volta però che venga realizzato un oggetto unico di Hello Kitty:
    Sapete qual è il gadget di Hello Kitty più costoso al mondo?

     

    Eccolo:           delux.jpg 

     

    Vale 120 mila euro, pesa 590 grammi ed è alto poco più di 5 centimetri.Realizzato in platino a pietre preziose ne è stato fabbricato un unico esemplare!

    Lettore DVD griffato Hello Kitty



    Ci si divide ormai tra chi ama e chi odia la bambola più famosa del mondo (forse dopo Paris Hilton):
    Hello Kitty.

    Però pervade il dubbio sull’esistenza su chi l’odi, perché altrimenti cose simili non verrebbero concepite.
    Quello che vedete in foto è un player multimediale con schermo da 3.5″, in grado di riprodurre DVD. La cosa interessante è il prezzo: ben $500, al cambio odierno €395.

    Sareste disposti a pagare un tal prodotto rosa e con immagini di Hello Kitty sparse un po’ dovunque? In ogni caso, nulla è detto sull’eventuale personalizzazione anche a livello software.

     

     

    Gadget di Hello Kitty, ora anche la moto

    Quando si parla di Hello Kitty possiamo trovare una miriade di gadget, ad esempio
    la
    televisione, la valigia, la sveglia, il cellulare, la pen drive, il lettore Mp3, gli scacchi, la chitarra, l’orologio.
    Ma avreste mai pensato di scoprire una vera e propria moto?
    Ecco a voi KoreMoto Sophia ribattezzata come “Hello Sophia”.
    Ma il modello base pensate sia un’imitazione orientale della Vespa? forse chiedere agli esperti di
    motoblog.

     

    Valigia o Trolley di Hello Kitty

    Visto che abbiamo scoperto che Hello Kitty è un filone di articoli che piace molto (infatti qui potete vedere tutti quelli recensiti finora), oggi vi parlo -su segnalazione di una amica- della presenza in alcuni negozi di tutto un set da viaggio dedicato a questo personaggio.

    Quello che vedete in foto è praticamente lo stesso modello che si può trovare anche qui in Italia: in un negozio di Latina ho saputo che il trolley ha un costo di €137. pronte a partire??

     


    USB drive di Hello Kitty



    Ecco cosa mancava nella lunga lista di gadget hi-tech di
    Hello Kitty, le chiavette USB!
    Prodotte da IO DATA, attualmente sono disponibili sul mercato Koreano a circa 25$, il modello da 256MB

     

    Visa di hello Kitty
    Impossibile girovagare per Hong Kong e non trovare un immagine, o un
    gadget di Hello Kitty, ma da oggi sarà onnipresente, se vorrete, anche nei vostri portafogli.

    Realizzata in Thermo-chromic, questa normalissima carta di credito, del circuito VISA, rappresentante la faccia del famoso personaggio, cambia colore in base alla temperatura e al calore che lo circonda.
    A quanto pare, sembra sia acquistabile solo ad Hong Kong tramite
    dahsing.com.hk.

     

    L'orologio di Hello Kitty in diamanti

    Ora vi presento un articolo sicuramente per pochi, un orologio griffato, tempestato di diamantini, che sfoggia sul quadrante la faccina più amata dalle ragazze: Hello Kitty!

    In vendita a $3250, al cambio attuale €2740.99,

     

     

    puroland

    Puroland, il parco divertimenti dedicato ad Hello Kitty

    Sapevate che in Giappone esiste un luna park interamente dedicato a Kitty e i suoi amici? Si chiama Puroland e si trova poco fuori Tokyo. Ci sono percorsi dove si incontrano tutti i personaggi di Sanrio, parate e spettacoli con musiche e balletti; l’attrazione di maggior successo è un percorso in un mondo alternativo dove vivono insieme Hello Kitty e Godzilla.Magari ci fosse anche quì!!! ;)

    volete andarci?? Ecco l’indirizzo!

    Sanrio Puroland
    1-31 Ochiai, Tama-shi, Tokyo
    Tel. 042-339-1111
    Open 10 AM to 5 PM weekdays, until 8PM on Sundays and holidays

    Ecco le foto: 

    puroland.jpg   l’ingresso  

     

    lo spettacolo  hello-kitty-puro-show.jpg 

    hello-kitty-puro-shop.jpg  Il negozio

    April 09

    Eve . Sean Paul

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    NATURALMENTE FIGHE!!!!!!!!!!!!!!

    Nessuna… ma proprio nessuna di quelle sta a dieta!!!!

    Per quelle si intendono chiaramente tutte le starlettine, veline, letterine, presentatrici e quant’altro felicemente dotate delle classiche misure 90-60-90.
    Io che, au contraire, mi trovo a difendere gli interessi della categoria femmina di forma pirifera (60-90-150) ho seguito attentamente alcune interviste delle brillanti signore che, per una strana quanto sintomatica serie di coincidenze, a determinate domande rispondono sempre allo stesso modo:

    D: Lei ha un fisico perfetto, che dieta segue?
    R: Oh io non riesco proprio a stare a dieta… mangio un po’ di tutto e ogni tanto mi concedo questo o quello (N.D.A. per “questo o quello” di solito si intendono cosette tipo pasta alla carbonara, frittura nello strutto, torte a strati… roba che il comune mortale ingrassa sei Kg solo pensandoci).
    Ora donna! Alcune delle dive americane più famose hanno ammesso di seguire dei regimi alimentari da campo di concentramento (famosa la moglie di Tom Cruise che seguiva la dieta del The. Solo The). Dillo che ti segue un equipe di dietologi arruolati alla Nasa!

    D: E fa qualche sport?
    R: Come no, passeggio e faccio yoga due volte alla settimana..
    Yoga? Ma porco cane. Mangi come un orso bruno e tutto quello che fai è yoga? Io nuoto, faccio acquagym e spinning… perché tu sei così e io sembro un barbapapà!!!!
    La natura e un metabolismo aiutano, ma c’è un limite alle cazzate che si possono sparare!!!!

    D: Il suo maggior pregio secondo lei?
    R: Che sono una ragazza solare e semplice.
    Ora, punto primo: “solare” è una definizione di un imbecillità esemplare.
    Che cazzo è solare! Se mi avvicino la pelle si strina! Punto secondo tesoro mio bello ti faccio notare che sei pettinata di fresco dal parrucchiere, depilata che sembri un uovo sodo, hai otto strati di trucco, le ciglia e le unghie finte (credo anche tette e quant’altro): NON SEI AFFATTO SEMPLICE! Sei come il castello dei fantasmi dei Lego. Meraviglioso, ma montare i pezzi è un casino! DILLO CHE IL TUO PREGIO E’ CHE SEI UNA FIGA ATOMICA!!!!! Tanto si vede, non è che tu possa fingere di essere un rutto di cane.

    D: Il maggior difetto (certo che anche le domande di solito le prepara un sociologo premio Nobel)?
    R: Che sono troppo ingenua/troppo buona/ un po’ gelosa, ma in senso positivo…
    Nessuna delle intervistate pare avere dei veri difetti… cazzo.
    Di che ti scaccoli! Di che soffri di meteorismo! Di che appena alzata covi istinti omicidi (come la maggior parte degli esseri umani)… non dire che sei troppo buona che sembri la fata madrina di Pinocchio.

    D: Cosa consiglia alle nostre lettrici per stare in forma?
    R: Oh niente… un po’ di moto senza esagerare… mangiare un po’ di tutto e stare bene con se stesse…
    Alcune, e forse buona parte delle lettrici del giornaletto scandalistico Donna Gne Gne dove pubblicano l’ intervista, ciccina, è anatomicamente simile a una foca, lavora come una disperata, magari gestisce anche casa, marito, figli, cane, gatto, madre/suocera con i reumatismi, non ha la donna di servizio, non possiede un massaggiatore Tibetano che tiene come schiavo, non frequenta personal- trainer o dietologi e magari non ha neanche 26 anni ( tutte le starlette hanno 26 anni. Alcune hanno 26 anni per decenni).
    Se poi la gente vi manda a cagare quindi… anche se siete fighe…. Non vi lamentate!!!!!

     

    [obese1.jpg]


    fate copia e incolla

    Questa lettera è di una donna che cerca disperatamente la sua figlia naturale.
    Dal momento che non ci costa niente, possiamo aiutarla tutti insieme facendo circolare questa lettera arrivatami per via email,
    oppure possiamo copiarla nel nostro space, fare volantini...tutto ciò che preferite!
    Potete visitare il blog "6 Gennaio 1984" per rendervi conto che non si tratta della solita stupida catena.
    La speranza è quella di far arrivare questa lettera alla diretta interessata (la figlia della donna), che visitando il sito prima citato potrà mettersi in contatto con lei.
    Quindi forza, non siate pigri, come minimo cliccate su seleziona tutto e copiate sul vostro spaces questa lettera!!!!

     
     
    Cara bambina mia,
    Ti scrivo questa lettera sperando che un domani tu possa leggerla; può darsi, come spero, che anche tu un giorno
    vada a visitare quei siti in cui parlano altri ragazzi adottati ed allora troverai questa lettera della tua mamma ad attenderti.
    Le istituzioni in Italia vietano qualsiasi contatto da entrambe le parti tra famiglia naturale e figli adottati,

    per cui finché non verrà cambiata questa ingiusta legge, per me questo è l’unico modo per raccontarti in breve
    la mia storia e la verità.
    Tutto è iniziato quando avevo 13 anni ed abitavo in Sicilia.

    Era il primo aprile del 1983 il giorno in cui sono stata violentata.
    Su questa prima parte del racconto sarò telegrafica, perché capisci certamente come può essere brutto ricordare
    una cosa del genere e come sia allo stesso tempo inutile ora entrare in particolari.
    Dopo questo episodio tremendo i miei genitori non hanno voluto esporre denuncia contro quell’uomo
    e nemmeno mi hanno portata all’ospedale, perché si vergognavano: la loro primaria preoccupazione in quella circostanza non era occuparsi delle mie condizioni fisiche e psicologiche, ma arginare lo scandalo
    che poteva scoppiare in seguito al disonore della figlia.
    Loro, infatti, avevano soprattutto paura che la gente parlasse male, spettegolasse su quello che mi era successo,
    invece di difendere con amore la loro figlia, poco più che bambina, vittima di una violenza.
    Non facevano che ripetermi che ciò che era accaduto era solo colpa mia;

    per cui oltre alla violenza fisica si aggiungeva quella psicologica e morale della mia famiglia, che ha continuato a ricoprirmi per anni di sensi colpa che non avrei dovuto avere, fino a convincere anche me di essere io la peccatrice, quella che aveva sbagliato e
    che avrebbe dovuto soltanto pagare in silenzio le conseguenze dei suoi atti impuri.
    La solitudine e l’incomprensione sono state amare compagne di una tredicenne sfortunata

    che aveva su di sé il peso della vergogna per aver perso la sua innocenza, non per scelta e nemmeno per amore, mentre il vero colpevole e vigliacco autore ne era uscito subito indenne, scagionato da una società retrograda e maschilista, una società col culto dell’onore, dell’apparenza,
    dell’omertà e della vergogna.Non ho avuto un minimo sostegno da parte dei miei genitori
    e di nessun membro del resto della famiglia; non potevo sfogarmi con nessuno, nemmeno con un’amica,
    infatti, con gli altri non ne potevo parlare perché indotta dalla situazione al silenzio più assoluto.
    Mi sono ritrovata così completamente sola, abbandonata a me stessa con le mie paure, le mie
    angosce e le mie sofferenze.
    Dopo 5 mesi e mezzo dal fatto, mi sono resa conto che aspettavo un bambino.
    Credimi piccola mia, io ne fui così felice che la prima reazione fu pensare: “Ora non sarò più sola,
    c’è il mio bimbo con me!”; ti giuro di averti amata profondamente da subito, piccola creatura innocente come me,
    che ti portavo in grembo.
    Era il mio, il nostro piccolo, grande dolce segreto.Non l’ho detto subito ai miei genitori perché

    avevo una paura terribile delle loro reazioni punitive, ma inevitabilmente loro hanno scoperto
    la mia gravidanza a 7 mesi, quando i segni erano ormai tangibili sul mio corpo.
    Mia madre non voleva credere all’evidenza e quindi, per accertarsi, mi portò in clinica a farmi visitare.

    Quando la dottoressa le confermò che ero incinta, lei impallidì in volto dallo sgomento.
    Un’ infermiera, che aveva assistito alla reazione di mia madre e aveva capito cosa fosse successo,
    si avvicinò a lei dicendole: “Signora, non si preoccupi: se la sua famiglia non vuole questa creatura,
    io conosco persone per bene che potranno occuparsi della bambina, dandovi in ricompensa pure 3 milioni di lire”.
    Mia madre rimase silenziosamente calma, stava già prendendo in considerazione le parole dell’infermiera,
    mentre io nel sentire un consiglio così crudele e assurdo, mi ribellai disperatamente con tutta la forza che avevo; io non avrei mai potuto accettare una cosa del genere!
    Ero io che dovevo avere voce in capitolo, non gli altri, ero io la mamma di quella creatura, la tua mamma.
    Quando siamo rientrati a casa, alla notizia che io fossi realmente incinta, mio padre si alterò come una bestia con me,
    per fortuna mia nonna mi difese dalle sue botte, altrimenti credo che mi avrebbe ammazzata.
    Decisero immediatamente di nascondere la loro figlia poco di buono e peccatrice in un istituto per ragazze madri.
    Ero già in istituto, quando la sera del 5 gennaio mi sono sentita male, così mi hanno accompagnata all’ospedale civico di Palermo, da dove telefonicamente hanno avvisato mia madre del mio forte malore,
    ma lei non si è affatto scomodata a venire di sera in ospedale per starmi vicina, dicendo che sarebbe venuta la mattina dopo con calma. In quell’istante mi sono sentita sola come un cane abbandonato,
    non potrei renderti diversamente il mio stato d’animo; ero davvero sola, schiacciata da una situazione più grande di me.
    Sei nata la mattina del 6 gennaio, da un parto cesareo.
    Credo proprio di avere avuto qualche complicazione, perché quando mi sono svegliata sentivo
    a malapena un litro di sangue scorrere lentamente nelle mie vene, e mia madre non era ancora arrivata.
    Ti ho partorito nella più completa solitudine. Non appena lei è arrivata in ospedale, le ho chiesto di andarti
    a prendere e portarti da me, ancora non sapevo se eri un maschietto o una femminuccia e
    fremevo dalla voglia di vederti e stringerti a me. Mia madre uscì dalla stanza, per tornare subito dopo
    a mani vuote e dire freddamente che l’infermiera non voleva che io vedessi e toccassi il mio bambino.
    Non potevo accettarlo, ho avuto una crisi isterica, gridando e minacciando di portarmi subito la mia bambina, altrimenti mi sarei strappata tutte le flebo ed il resto che avevo addosso. Finalmente ti hanno portata da me,
    dalla tua piccola mamma.
    Come eri bella, che dico, eri bellissima e quanti capelli neri che avevi sulla tua graziosa testolina!

    Indossavi un bel pigiamino giallo, eri il mio dolce pulcino ed io ero felice con te tra le mie braccia;
    queste sono immagini che io non potrò mai cancellare dalla mia mente, sono marchiate a fuoco per sempre.
    Il giorno dopo ti ho rivista e ti ho ricoperta di baci, avevo voglia di mangiarti, non avrei mai immaginato
    che quelli erano gli ultimi baci che ti davo, perché il 7 gennaio è stata l’ultima volta che ti ho vista,
    dopodichè ti hanno fatto sparire nel nulla e nessuno da allora mi ha mai voluto dire dove sei finita, con chi, se stai bene.
    Ti hanno strappato dal mio petto e nessuno ha avuto pietà delle lacrime d’una piccola mamma.
    Da quel giorno ho sofferto tutte le pene del mondo. A 13 anni conoscevo già tutte le sofferenze:
    lo stupro, il dolore fisico, la violenza psicologica, la perdita di un figlio, l’abbandono dei miei genitori,
    la solitudine, il non avere diritti, etc.
    Il giorno 6 febbraio esco da quel istituto per entrare in un altro istituto. La suora che si occupava di noi

    vedendomi sempre triste a piangere, una volta mi domandò il perché di tutto questo dolore.
    Le risposi che avevo perduto la mia bambina, lei si prese a cuore la mia situazione e per aiutarmi mi volle
    accompagnare al tribunale dei minorenni.Il giudice A. M. mi ha ricevuto nel suo ufficio ma da sola,
    lì ho spiegato che i miei genitori mi avevano tolto la mia bambina e che io volevo assolutamente recuperarla,
    perché non era stato giusto che loro avessero deciso per me. Mi promise che avrebbe fatto il necessario
    per farmi riabbracciare mia figlia, ma ad una condizione: avrei dovuto proseguire le scuole ed aspettare un anno.
    Io gli Chiesi: “Perché proprio un anno?”, mi fu risposto che era solo il tempo per sbrigare
    le pratiche ed i documenti burocratici. A quell’epoca per me un giudice era una persona di fiducia,
    come non credere alla parola di un’autorità? E invece proprio sulla mia speranza e sulla mia buona fede sono stata tradita ed ingannata, perché dopo aver atteso un anno, quando sono tornata a chiedere di te, mi comunicò: “Mi dispiace ragazzina, ma la tua bambina è stata adottata”. Il mondo mi è crollato addosso in quel preciso istante, sono diventata una pazza, gli sarei saltata addosso per ucciderlo, ma per fortuna o purtroppo, due carabinieri sono intervenuti in suo aiuto e mi hanno buttata fuori dal tribunale, senza nessun’altra spiegazione
    e senza comprensione alcuna.
    Quando sono rientrata in istituto ho tentato di tagliarmi le vene, ero troppo fragile e depressa,

    ma il buon Dio non mi ha voluto con sé quella volta, mi sono salvata e da allora ho giurato di non riprovarci mai più, perché se io morissi, nessuno ti potrebbe mai raccontare la nostra storia e non ci potremmo mai più vedere, infatti, io vivo con la speranza quotidiana che tu un giorno possa scoprire la verità e conoscermi, vedere la tua mamma.
    Un giorno mio padre venne a farmi visita in collegio, gli domandai in ginocchio di dirmi dov’eri.
    Lo sai cosa mi rispose? “VEDRAI CHE UN GIORNO TI SPOSERAI E AVRAI ALTRI FIGLI
    E CHE DIMENTICHERAI QUELLA TUA PRIMA FIGLIA”, come se l’amore per gli altri figli potesse
    “rimpiazzare” completamente quello per un’altra creatura nata allo stesso modo dal mio grembo!
    Erano tutte bugie e non puoi immaginare come ancora oggi, io possa odiare mio padre con tutta me stessa,
    mentre in un certo senso ho quasi perdonato mia madre, che ha sempre avuto paura di suo marito e delle sue bastonate, se si fosse ribellata al suo volere.In certi momenti mi sento colpevole per averti perduta,
    mi sembra di non avere lottato abbastanza, forse perché ero troppo piccola, perché non ho potuto o saputo impormi,
    anche se in quel momento ho fatto tutto quello che potevo.
    Devi saperlo dalla mia voce che io non ti ho MAI abbandonata, ma se tu credi che è comunque colpa mia,

    ti prego di perdonami e non abbandonarmi tu stavolta, dammi la possibilità di parlarti.
    Ho aspettato con ansia i miei 18 anni per scappare via dalla mia vita da incubo in Italia
    e sono andata a vivere in Belgio, dove sono nata.Oggi sono più serena, vivo in campagna con mio marito con cui sono sposata da 16 anni e ho avuto altri 3 altri figli. Mi piacerebbe tanto farti conoscere i tuoi fratelli,
    al più grande parlo di te e lui mi sta vicino. Vi amo tutti quattro più della mia stessa vita e allo stesso modo,
    anche se non ho avuto la possibilità di crescerti, vorrei tanto darti un volto.
    Ti abbraccio forte, forte.


    La tua mamma,

    che non ti ha mai cancellata dalla sua vita.